Reviews

HEARTH (2011)
Escape From Today Records - Riff Records - A Tant Rever Du Roi - Swarm Records

 



 














Groovebox

Dopo avervi parlato qualche settimana fa dei Dead Elephant questa settimana vi proponiamo i Treehorn, un’altra bella realtà proveniente da Cuneo anch’essa circondata da una certa atmosfera oscura e misteriosa.
Al trio piemontese piace sperimentare e miscelare diverse correnti sonore tra loro pur mantenendo un forte legame con la scena alternative anni ’90, dal grunge degli Alice In Chains al noise-rock dei Jesus Lizard, passando per lo stoner di scuola Kyuss e lo sludge-metal dei Crowbar.
Un sound dunque dal forte impatto, malato e distorto quanto basta, in grado di travolgere l’ascoltatore con la sua incontenibile potenza e trascinarlo in un vortice di disperazione attraverso una stile schizofrenico che non nasconde alcuni riferimenti a band seminali dell’hardcore come Converge o Botch.
Si chiama “Hearth” il primo full-lenght del gruppo, registrato al Blue Record Studio di Mondovì, masterizzato da Bob Weston (Shellac) e prodotto da Escape From Today Records e Riff Records, un disco che racchiude in poco più di 40 minuti tutte le qualità di questi tre musicisti, che seppur non inventino nulla di nuovo riescono a risultare genuini ed efficaci mostrando già un song-writing già piuttosto maturo.
Gli amanti del genere ne andranno matti ma consiglio l’ascolto dei Treehorn a chiunque sia alla ricerca di musica suonata con passione ed intensità, perché potrebbero realmente stupirvi.




Aristocrazia Webzine
Alle volte si chiede esasperatamente alla musica di divenire personale e di provare sempre e comunque a fare il passo più lungo della gamba, altre ci si accontenta di un disco prendendolo per ciò che è.
In questi giorni le mie orecchie hanno piacevolmente impattato con "Hearth" disco dei piemontesi Treehorn, uno di quei lavori che ti fanno dire: "va beh, oh, non sarà nulla di nuovo ma suona proprio alla grande".
La miscela di grunge, stoner, blues, varianti post/hc ed echi sludge e tooliani messa in piedi dal trio cuneese è robusta, terrena, desertica, alcolica e melancolico, attinge da un background musicale ormai noto da circa un ventennio ma senza esserne totalmente schiava, riescono infatti a offrire un paio di prove maschie nelle quali vengono palesati tratti caratteriali propri sui quali sarà bene impostare il futuro per acquisire un sound a loro ricollegabile.
Il copione sembra di quelli già editi e pronti per essere unicamente interpretati, "Stockholm" e "Taurus, Not Bull" provengono direttamente dalla piovosa Seattle sponda Soundgarden la prima, Alice In Chains la seconda con infiltrazioni Kyuss e Metallica, quest'ultimi esclusivamente nella sezione voce con la figura di James tirata in causa in più circostanze.
Sono efficaci i pezzi che "pressano" l'ascoltatore come lo strumentale "Aluminium" e "Freeway To The Sun", un po' di psichedelia, affondi sludge, richiami in stile Black Sabbath e una massiccia dose di rabbia affluiscono al loro interno regalando una discreta girandola d'emozioni smantellata e sostituita in maniera repentina da altre data la piega hardcore assunta da "Apostolic".
Formalmente è complicato trovare un difetto a "Hearth", i tre pezzi su cui non mi sono soffermato: "Walkin' Life", "Senescence" e "Black Mirror" non hanno nulla meno di quelli presentati.
L'album è compatto, ben prodotto e vorrei anche vedere, è stato registrato nei Blue Record, gli studi di Massimiliano "Mano" Moccia (Uzeda, Dead Elephant, Three Second Kiss) con la scelta di lavorare esclusivamente in analogico per poi affidare il master ai Chicago Mastering Studio di Bob Weston (Shellac), non è che questi signori siano proprio gli ultimi arrivati, di cosa lamentarsi allora? Il punto debole e la forza al tempo stesso del platter è la sua alta "derivazione" dai grossi nomi, ovviamente è una tendenza che potrà essere livellata col tempo e l'esperienza, non lede comunque in termini di fruibilità che gioca nettamente a favore di "Hearth", le tracce sono semplicemente "belle" e vanno ascoltate.
Consigliato agli appassionati del genere.





Heavy Planet
Let's call this "fango." Is that a stretch? Italians have a way of making everything sound sexier, so perhaps cleaning up the Sunday Sludge won't work if we have to call it Domenica Fanghi. Regardless of where you're from, Treehorn give listeners plenty to love on their stone-solid debut full-length,Hearth. Combining sludge with enough stoner, grunge, and even doom to get the rats in Venice to scamper west to Cuneo, Hearth is as much a tutorial on tempo shifts as it is Guitar Lick Composition 101 at Accademia Di Belle Arti.

Treehorn showcases the talents of guitarist Gianandrea Cravero, bassist and anti-crooner Davide Maccagno, and drummer Davide Olivero. Hearth opens up with a Tad-like low bass rumble, steadily rolling drums, and tiptoeing guitars on Stockholm. There's a spooky stoner groove that sounds pretty sweet on a misty autumn morning. What strikes listeners immediately is the confidence these guys have in their musicianship. Coming as close as one can to resurrecting the legacy of Andrew Wood, Maccagno's vocals ooze machismo over crunchy rhythm and slicing guitars. You'll be surprised at how quickly this album captivates.

Tempos pick up on Taurus, not Bull, utilizing a full-skin drum assault and chop/slap guitar ascent. The stoner fuzz seems to be building toward something, while the John Garcia-inspired pipework is easy to celebrate. The ashy licks, diminishing meters, and buzzy repetition spell-out desert bong-rips. From Taurus, immediately enter the empty corridor of Wakin' Life, where smoky haze tiptoes over leaf-burning vocal distortion. Guitars trip and stay fizzy, drums manage to take their sweet time. The steaminess could serve as a nod to Danzig, though the 90's grunge elements do make the track more accessible.

The blistering Senescence wastes no time in ratcheting up the drums and timing out some pretty erratic fretwork. A hummy grind emerges as the riffs never fall short of incendiary. As the track shifts and reshapes, you're met with the realization that you're gonna need a second listen. There's so much going on in these 7-plus minutes that you could easily miss the drone, the massive breaks, the bass stealing the guitar's marquee, or an airplane's slow-motion descent into splintered timber. This is the best track on Hearth, even without the breakneck return that leaves a village smoldering.

How 'bout a little doom, Scarecrow? Aluminum imports Cathedral-style organs that might make Lee Dorrian wish he'd gone even slower. The distant death-groan is perfect, sounding like a stormy night in an old horror film. Guitars grind, bass sputters and rumbles. The extended belch only serves to make the guitar appear more nervous, while listeners will sense evil at the backs of their necks. Über-creepy, über-awesome.

Sludge remains evident throughout these eight crumbly bits, never more so than on Freeway to the Sun. A grinding rhythm plods, led by loose bass and ultimately coming full-circle to end up face down in a Southern swamp. Vocals are balanced like Anselmo and Staley, while a windy guitar sneaks in and slaps us in our filthy faces. I loved how slow the tempo managed to become here. Black Mirror is pure sludge stomp, though frequent rhythm changes and a bouncy ride home from the bayou balances the uphill stumble.

I've been told Italy's absolutely gorgeous. Treehorn are doing all they can to make sure I don't buy in. But somehow, the moss and grime caked onHearth's eight concrete slabs is enough to make me wanna visit l'avvio. A trip just isn't in my budget. For now, a trip through Senescence and Aluminum is just dirty enough.È la gaia pioggerella a far crescer l'erba bella.




LoudVision
Giochi di parole
Leggendo il titolo di questo disco qualcuno potrebbe pensare a un errore di ortografia, quando invece si tratta di un sottile gioco lessicale che unisce "heart" a "earth": la band cuneense, infatti, vuole raggiungere l'emotività di chi ascolta partendo da materia grezza che non è necessario raffinare.

La potenza dello stoner riesce ad accorparsi al più contenuto blues, dando vita ad antitesi che quadrano nonostante tutto; il post-hardcore emerge nei tratti più salienti e si apre come una valvola di sfogo per il disappunto e la collera.
Sulla sapienza nel gestire la sezione strumentale- in particolare la ritmica- si proietta l'ombra di una voce non completamente adatta ad esprimere la violenza d'impatto delle liriche.



Indie Eye
Solita pletora di tostissime etichette underground italiche e non (c’è anche la francese Swarm) per  il disco dei Treehorn, gruppo che gravita appunto nel paradiso noise di Cuneo e dintorni; il giro della Canalese Noise è sinonimo di qualità, basti pensare alle uscite più o meno recenti di gente come Ruggine, Fuh, Io Monade Stanca. Ascoltando Hearth i cultori e i nostalgici dello stoner rock più desertico avranno un colpo al cuore: l’attacco di Stockholm non da adito a dubbi di sorta, col passo da Mammuth della sezione ritmica e quel riff (e quella voce!) che è pura emanazione del Kyuss-sound più pesante di sempre. I Treehorn condensano in queste 8 lunghe tracce suggestioni molteplici ed influenze eterogenee: la pesantezza tipicamente sludge di alcuni passaggi viene sporcata con intricati riffing post hardcore memori dei migliori Tool (Senescence), la grana sempre heavy dei pezzi viene arricchita con dosi massicce di psichedelia cosmica (ascoltare la strumentale Aluminium, un mantra che celebra l’incesto tra Sleep e Om). Il filo conduttore è sempre il blues, pesante-drogato-marcio quanto volete, imbottito di testosterone ed annaffiato di Bourbon, ma è sempre la cara e vecchia musica del diavolo a tenere le danze su quest’album: nell’aggressività hard-stoner di Freeway To The Sun, nel passo più sornione di Wakin’ Life, negli spasmi grunge da primi Soundgarden stuprati di Apostolic. Risulta comunque riduttivo giocare ai paragoni: Hearth è un album suonato ed arrangiato magistralmente, che sicuramente nulla inventa, ma ripropone certe sonorità con uno stile ed una chimica invidiabili. Disco consigliato.


Nerds Attack!
Che disco fottuto! Dall’oscura provincia piemontese (Cuneo) direttamente sparato nelle vene del deserto californiano (e dintorni). Il power trio Treehorn torna (alla grande) con otto pietre angolari di stoner “kyussiano” all’ennesima potenza/al massimo dello splendore copulato con la maestosità violenta dei Soundgarden ‘Jesus Christ Pose’-era. Masterizzato da Bob Weston e registrato dall’esperienza di Massimiliano Moccia (fonico davanti alle deflagrazioni di Uzeda, Three Second Kiss, Dead Elephant…) ‘Hearth’ propaga il proprio verbo malsano in una quarantina di minuti che si attestano al vertice delle migliori produzioni di genere dell’anno. Album cocciuto, testardo, bastardo. Album grosso. [****]
Emanuele Tamagnini



Rockit
Esistono delle icone transgenerazionali, questo è un fatto. E come corollario, c'è un sonoro che sa d'archetipo, a completamento di immagini storiche ben definite da contorni certi. I Treehorn scelgono la pagina Seattle (con le varie divagazioni geografiche) sul libro dei ricordi, e ne sottolineano passi importanti, con citazioni a latere, se nell'ouverture "Stockholm" ritroviamo implosa tutta l'energia dei Soundgarden (periodo "Louder Than Love"), un pezzo di storia dei 90.
Alice in Chains è l'icona che salta in mente ascoltando "Taurus, not Bull", e una felice ibridazione con un James Hetfield degli ultimi (infausti) tempi. "Freeway To The Sun" continua con lo sludge doom cadenzato e dalle ascendenze sabbathiane, e si inizia anche a scorgere la nota personale che sa parlare attraverso una partitura (una a caso) dei Metallica.
Ben realizzato con credibile ruvidezza giovanile, ma de-limitato dallo stesso contesto di referenti che l'ha partorito. Direttamente dalle ceneri, per nostalgici in controtendenza.



Komakino
Last year Kyuss announced a reunion tour, as Kyuss Lives! - And so, the rumours of a new record, due to the next months. Although without Josh Homme. Anyway.
So, if someone pops up and give me this album to listen, saying it is actually Kyuss' new one, I guess I would buy it. I dare you not to think the same: this guy, Davide Maccagno, sings and screams just like John Garcia, this is granitic stoner, slow and heavy kicking your ass, loaded with percussions like bulldozers, fat bass lines, fuzz guitars, with a (third) eye open on psychedelic rides (Aluminium), roots in that kind of primitive heavy metal that Kyuss have been able to revive, calling numbers from Motörhead to Black Sabbath (because these ones were the names when media started reviewing Kyuss' records, at that time) .
Treehorn's new record (mastered by Bob Weston) is far in time and intentions respect to their debut, dated 2008. And again, it is kind impossible for me, - I can't stop writing here and there that there's too much of Kyuss, to say they actually are not. If it wasn't it's 15 years that I still like to listen now and then to Kyuss, and if only I had spent the last 15 years deaf, probably this new chapter for Treehorn would have blown up my brain: Senescence, Stockholm, Taurus not Bull, Black Mirror.. a gold mine of adrenaline, overdrive.. pure audio pleasure, muscles as chords.. probably there's no a Green Machine here, but, their performance is impeccable.
Maybe it's the same for Fleeting Joys with My Bloody Valentine, - like Treehorn trio, they are taking photocopies, willy or not, while - like taking something Newton once said, once you learnt the lesson, you should be able to see further by standing on the shoulders of giants. That's my best wishes, and just my personal opinion.

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Lo scorso anno i Kyuss hanno annunciato un reunion tour, col nome di Kyuss Lives! - E poi ci son state le voci di un imminente nuovo disco, per quanto senza Josh Homme. Facciamocene una ragione.
Così, se qualcuno ora mi avesse passato sottogamba quest'album, dicendomi che è il nuovo Kyuss, - penso proprio che me la sarei bevuta. Vi sfido a non pensarla uguale: il ragazzo che canta, Davide Maccagno, si brucia la gola come John Garcia, in una cornice di granitico stoner, lenti e pesanti calci in culo, dritti, caricati con percussioni come bulldozer, linee di basso ciccione, chitarre dal gusto fuzz, e con un (terzo) occhio lasciato aperto a cavalcate psych (Aluminium), tutto con radici in quella sorta di primitivo heavy metal cui appunto i Kyuss son stati capaci di andare a pescare camminando sull'acqua, chiamando numeri di Motörhead e Black Sabbath (perchè poi erano questi i nomi tirati in ballo, al tempo, come i media cominciarono a recensire i loro lavori).
Il nuovo disco dei Treehorn (masterizzato da Bob Weston) è lontano nel tempo e nelle intenzioni rispetto il loro debutto del 2008. E no, per quanto mi riguarda, non riesco a smettere di infilarci qua e là che c'è troppo dei Kyuss per dire che non sono i Kyuss. Se fosse che sono oltre 15 anni che mi piace ancora ascoltare i loro dischi, e se soltanto avessi passato questi ultimi 15 anni da sordo, allora sì, questo disco dei Treehorn mi avrebbe fatto saltare le cervella: Senescence, Stockholm, Taurus not Bull, Black Mirror.. una miniera d'oro di adrenalina e overdrive.. piacere audio, muscoli per corde.. probabilmente manca loro una Green Machine, ma la performance resta impeccabile.
Forse è la stessa sensazione a pelle che ho per i Fleeting Joys rispetto i My Bloody Valentine: come loro, qui si sta a fare fotocopie, volenti o nolenti, mentre credo che - riprendendo quello che diceva Newton, - una volta imparata la lezione, sarebbe bello guardare oltre, proprio alzandosi sulle spalle dei giganti. Che è poi il mio augurio, e la mia personalissima recensione.



Acidiviola
Cuneo non è per niente estranea a sonorità "pesanti" e questo si sapeva. E i tre giovanotti che si nascondono dietro il nome Treehorn, sono proprio di Cuneo (meglio ancora di Fossano, o - per gli amici - Foss Angeles). Siamo abituati, dicevo, ad abbinare il territorio cuneese a determinate sonorità, a volte lente a volte veloci, ma comunque pesanti. E pesante lo è, sicuramente, Hearth dei Treehorn. Quaranta minuti di durata, tra "earth", terra: quella arida e pesante della tradizione stoner; e "heart" ad indicare le sonorità che il gruppo piemontese porta nel cuore, come bagaglio personale. Ascoltando, già dalla tripletta iniziale stockholm / taurus, not bull / wakin' life, puoi ritrovarti davanti chitarre e batterie pesanti, un pò di Kyuss, un pò di Black Sabbath e addirittura un pò il graffio vocale di certi Metallica. Senescence è la traccia che pesta un pò di più, dopo le tre iniziali dal piglio addirittura doom, quasi come un ciclone venuto a distruggere in più riprese. Perchè in più riprese? perchè quando tutto ormai sembra calmo, nuove scosse sono pronte ad assalirti ancora, quasi più violente di prima. E poi, continuando con aluminium, vi ritroverete a vagare tra le rovine create dal ciclone precedente: sei minuti a camminare controvento con uno strumentale "ventilato" e pesante che vi fa da colonna sonora. Freeway to the sun si tiene sempre fedele al vecchio e caro stoner, ma riesce a rimandarti anche ad alcune cose dei Tool, e sconfinando addirittura nel post-hardcore. Apostolic fa della ripetitività il suo forte, caricandosi sempre più grazie al buon lavoro degli strumenti, e l'ultima traccia, black mirror, martellante e lentamente in cammino, suona come il colpo di grazia finale, a ripercorrere i passi dell'inizio album. Un album prodotto tra Italia e Francia che, se vi è venuta almeno un pò di curiosità, trovate in free download sul sito dell'etichetta Escape From Today.






Next Clues
Treehorn fait du bon gros stoner rock avec, dedans, des caillasses entières. Malgré un chant totalement Garcia-esque, difficile pourtant de s’empresser de les inclure dans la case « énième rip-off de Kyuss ». C’est précisément là que le fil de l’intrigue se tend. Treehorn écarte les jambes, envoie du lourd, roule des joints, mais le fait en se compliquant la tâche, en incluant des mesures impaires, en plaçant des pièges qui sont plutôt typiques des groupes assimilés noise. Pas question de s’en tenir à un riffage rocailleux qui fait piquer du blair et à des envolées lyriques qui font virevolter la tignasse crasseuse au vent sec du désert : la force de Treehorn réside avant tout dans son système de propulsion, une section rythmique infatigable. Pas besoin d’aller plus loin que l’intro de Hearth pour comprendre que Treehorn a pour lui un groove phénoménal et un batteur qui aime insister sur la profondeur de ses fûts. Qui taille ici et là, qui place des breaks que lui seul est en mesure de comprendre. Treehorn se permet également de déconstruire ses plans, de les remonter à l’envers, de les faire tourner en 5/4, et s’il vous plaît arrêtez de penser qu’il va falloir inventer, spécialement pour eux, l’étiquette math-stoner ou je sais pas quoi d’encore plus ridicule. Ce que ces trois italiens font, c’est tout simplement du rock un peu plus intelligent que la moyenne, qui essaie de pousser les limites d’un genre un peu plus loin. Et qui y parvient !
Le petit ennui, c’est que malgré les contre-pieds et les détours, certains des huit titres présentés sur ce longue durée finissent par trop se ressembler. Comme si Treehorn avait utilisé un seul et même plan pour bâtir toutes ses compos, et que seules les (légères) différences de tempo étaient là pour varier les plaisirs. Dommage que dans Hearth on ne retrouve pas plus d’escapades comme l’instrumental qui se trouve en début de seconde face, Aluminium, sur lequel un Wurlitzer pointe le bout de son nez, pour une ambiance psychédélique qui n’est pas loin, de façon totalement inattendue, de me rappeler ces bons vieux Vietnam Veterans. Et ouais, je réussis l’exploit de me plaindre alors que pour une fois on me glisse dans les oreilles un groupe stoner qui a des idées qui vont plus loin que l’habituel « on s’enfume les narines et on prend la route. »


Voilà encore une bonne sortie pour À Tant Rêver du Roi/, le label palois dont le catalogue s’élargit et se diversifie, disque après disque. La version cd, elle, est disponible (ou le sera bientôt), pour la France, chez Swarm Records. Pour les curieux, il ne reste plus qu’à proposer un lien qui en dira largement plus que tout ce que vous venez de lire : Treehorn - Hearth.


(8/10)


{Bil}




Noize Italia
Che nel cuneese ci sia qualcosa di strano nell'aria l'avevamo capito da diverso tempo, non si spiegherebbe altrimenti il numero incredibilmente alto di band di valore uscite più o meno in contemporanea e sulle stesse coordinate sonore. I Treehorn ritornano alla ribalta con un disco davvero completo che mostra ancora una volta come il noise, certo modo di intendere le sonorità metal, le derive stoner-sludge e certi riferimenti all'universo psych siano imparentate e se combinate insieme nelle giuste proporzioni possano davvero risultare letali (la delirante "Aluminium" per inciso è la summa di tutto questo).


La prima cosa che salta all'orecchio è il suono enorme delle chitarre, fangose ma potentissime come macigni in caduta libera: l'incipit di "Freeway to the sun" (ottimo pezzo che bilancia bene certi Tool e lo stoner più diretto e cattivo) rischia davvero di provocare colpi di frusta a raffica negli ascoltatori più incauti! A questa pesantezza viene scelto spesso di lasciare i suoni sospesi, dilatando gli arrangiamenti per rendere il suono simile all'incedere di un rinoceronte alla carica... inesorabile e determinato ad arrivare a destinazione.


Completa il quadro sonoro una voce sempre nervosa che mai si concede a parti melodiche e raramente urlate, un cantato caldo e "cattivo" che colora davvero bene la parte strumentale dei Treehorn. Avendo seguito con interesse le precedenti prove dei Treehorn sono davvero felice di constatare come questo "Hearth" possa rappresentare il disco della maturità della band cuneese.


(Head)


Brushvox
Eight tracks, forty minutes of weighty, musculous rock, balancing between stoner / Southern rock and post-hardcore / post-grunge elements.
Formed in 2008 and playing gigs around in Italy and France, in April 2011 they release their first full length album, “Hearth”, produced by Escape From Today Records and Riff Records (Italy), and A Tant Rever Du Roi and Swarm Records (France). The album was recorded at Blue Record Studio in Mondovi (CN), by Massimiliano Moccia, sound engineer of Uzeda, Three Second Kiss, Fuh and Dead Elephant among others; the master session has been done by Bob Weston (Shellac) at his Chicago Mastering Studios.
“Hearth” it’s an almost classic album, recorded and mixed exclusively in analog way, it sounds quite heavy and groovy. Treehorn juggling between Soundgarden and Kyuss, Queen of the Stone Age and Clutch, and their songs are full of gloomy power, heavy glows, massive riffs and dark, mystic atmosphere. Most important: they wrote some great songs (Senescence, Stockholm, Taurus Not Bull, Freeway To The Sun, etc) and “Hearth” is kind of the album that nail you down.
On the other hand, Treehorn (from Italy) wasn’t so inspired and careful choosing their name: a few other bands around the world using/sharing the same name and once again, it’s fuckin’ stupid. When you putting a band together any little details matters and the name is not “just a detail”… If you dig hard enough you can locate them on the internet, and actually it really worth…



Stoner HiVe
Treehorn is made up out of three crazy Italians who have been rocking for at least four years and have now delivered their sophomore album. The first, Anime, was released in 2008 and suffered from an incoherent form of production, was heavy on the hardcore side of things but showed definite promise. Hearth is a step forward on all fronts. You can still hear the hardcore and metal love shine through but it is pushed back and gives room to sludge patterns and a pure stoner formula as used by the greats. They drag you along on their voyage through the bogs and swamps that house the Treehorn. Their sound has that weird magical feeling as if it was all whispered to them by the voice of the old soul of the world; even though they are noisy and extremely hectic, it still sounds pure and simple in all its complexity. But I reckon we all know the deal by now; complexity is the eventual goal of everything. And these guys are definitely on the right track!


W-Fenec
Noise vénéneuse et mouvante qui rampe le long des enceintes, rock abrasif qui lentement mais sûrement carbonise les enceintes, stoner brut aux guitares incendiaires, "Stockholm", titre inaugural du premier album de Treehorn c'est un peu tout ça à la fois et même un peu plus. Un groove... sidéral, des riffs qui viennent s'empiler aux quatre coins du studio et un chant habité par l'ombre des dieux Kyuss, on se visse à la platine et on laisse les natifs de Cuneo enchaîner avec un brûlot noise addictif et acerbe, aux structures complexes qui rompt quelque peu avec l'urgence électrique de leur musique ("Taurus, not bull").
Mais quand on est un power-trio de la trempe de Treehorn, on ne refait pas dix fois la même chose. Il était peut-être temps de ralentir la cadence et de proposer un morceau (heavy) blues de cramé au feeling caniculaire et presque étouffant. Une échappée belle vers les canyons américains, un tempo délibérément lancinant, psychotrope et envoûtant, porté par une voix pas si éloignée de celle de John Garcia (Kyuss, Hermano, Unida...) et des morceaux imparables. Le groupe connaît ses classiques sur le bout du manche et a su parfaitement digérer ses influences pour proposer avec Hearth un album de rock noisy/stoner/blues à l'efficacité diabolique.
Retour au gros son frondeur qui tamponne dans les vertèbres avec "Senescence" et des musiciens qui martèlent leur propos avec une conviction rare. Les décibels s'entrechoquent et Treehorn met tout ce qu'il dans un "Aluminium" qui démonte tout ce qu'il rencontre sur son passage. On l'a compris, les labels A tant rêver du roi (Io Monade Stanca, Kourgane, Mr Protector...) et Swarm Records (Ed Wood Jr, Royal McBee Corporation), co-producteurs sur cet album et déjà connus pour leur bon goût en matière de noise/rock/indie salvateur, on encore flairé la bonne affaire. Les italiens donnent dans la fulgurance noisecore ("Freeway to the sun"), la tension émotionnelle paroxystique, la répétitivité obsédante ("Apostolic") et la lourdeur flirtant avec les frontières du sludge. Tellement balèze qu'on en vient à se dire lorsque les Treehorn raflent la mise avec leur "Black mirror" final, que l'on pourrait bien tenir avec ce power-trio là l'un des futurs cadors du genre...
  
Outsiders
Sembra il deserto del Mojave, e invece è la Pianura Padana. Ti aspetti delle baracche arse dal sole americano, ma non sai di trovarti nella provincia cuneese, dove per lunghi periodi dell’anno il terreno è ghiacciato. La musica dei Treehorn sembra un manuale di disorientamento, anche temporale, per l’audio-consumatore senza memoria e monotono dei nostri giorni, che riempie con fierezza la lista dei download con decine di tracce identiche, in nome dei propri sacri (e apparentemente immutabili) gusti personali, come insegna LastFM.
“Hearth” arriva, nell’aprile del 2011, a sparigliare le carte di questo sistema. Il caldo del blues, filtrato da decenni di incroci in salsa hardcore e stoner, dà vita al meticciato sonoro che macchia di rabbia gli orizzonti musicali dell’assonnato Nord. Lontano dalla cultura usa-e-getta che imbriglia l’espressione musicale nel nostro Paese, i Treehorn suonano note volutamente anacronistiche, prese in prestito dalla scena di Palm Desert per rinverdire i fasti del rock più sporco, venti anni dopo gli esordi dei Kyuss. La loro è una vera provocazione: rompere la monotonia degli ascolti preconfezionati, giocando la carta del sound del passato, in una fortunata lezione di attitudine all’ascolto.
Davide Maccagno, autore e voce dietro al microfono, rivela sopratutto in “Senescence” il debito artistico a John Garcia, anche se in realtà l’intero collettivo cuneese è impegnato in un opera di recupero dei maestri rock. Le ritmiche, ad esempio, giocano un botta e risposta tra il tocco doom, che ricorda un primitivismo alla Black Sabbath, e le più recenti cavalcate kyussiane che arroventano i piatti. Il lavoro di Gianandrea Cravero alla sei corde, a metà strada tra la ripetizione di riff e la produzione di rumore, si innestano naturalmente sui colpi sferrati da Davide Olivero dietro le pelli.
L’album, prodotto nei Chicago Mastering Studios nientemeno che da Bob Weston dei seminali Shellac, è disponibile anche gratuitamente sul sito dell’etichetta punk-hardcore Escape From Today. Un altro modo per capire che non serve suonare musica “nuova” per essere un gruppo all’avanguardia. Perchè se è finita l’era delle case di produzione milionarie, è appena cominciata quella dei dischi in download gratuito e degli artisti che vivono di live infuocati.
Per seguire le date dei Treehorn vi consigliamo il loro MySpace e il loro blog.




Sludge Swamp
I have to thank Gnappo from the cool Italian blog Megawolf’s Liar and especially the band Treehorn for conveying some great heavy tracks!!!


Treehorn is a band from Fossano, a small town in the austere county of Cuneo, close to the Alps in North-West Italy. This area is home to proud people, excellent wines and mind-blowing chocolates (but the list of good things from the Cuneo area could go on …).


Treehorn is a power(-ful) trio involving Thinking on guitar, Breathing on bass & voice and Running on drums.
They started their experience in 2008 and since the beginning of their activity these guys set the stages across the Italian and French border to fire due to the powerful impact of their live exhibitions.
Treehorn released the debut album, Amine, during 2009. It was saluted with enthusiasm by the reviewers in several cool Italian underground webzines (Neuroprison, NoizeItalia.com, Ondalternativa.it, Baronedelmale.it, Komakino).
Tomorrow, April 8th 2011, Treehorn will take part to a “heavy night”, to the Louder Than Love Night fest in Torino, Andrea’s city, together with some other underground heavy bands. That will be the occasion for the launch of their newest album, Hearth.
Which is killer.
And which is offered as free download by the band via a few Italian blogs and websites, i.e., Gnappo’s blog and the website-blog of the underground label Escape From Today Records.


The new album Hearth has been recorded at the Blue Record Studio in Mondovì (near Cuneo) by Massimiliano Moccia (he cured the recording of several underground bands, like Dead Elephant, among others). The mastering has been done at the Chicago Mastering Studios by Bob Weston (Shellac). The album will be produced in both vinyl and cd formats.


Treehorn’s style has been stigmatized as “heavy stoner with Mastodon hints” by Gnappo.
I should stop here, as he couldn’t be clearer and more effective than this!
In other words, these dudes produce a heavy sound which is equally influenced by the aggression and the sickness of hardcore, noise rock and sludge metal, the raw and doped distortions of stoner rock/metal and the groovy and dirty atmospheres of blues. So Treehorn have a sort of schizo style disorderly blending together Melvins, Jesus Lizard, Unsane, Converge etc. in exaggerated doses. The resulting tunes are hammering and addictive!
This new album is full of relentless aggression but is also generous in groove and in infectious, powerful rawk melodies. The stoner imprint is probably dominant, but done heavy, very heavy.
And the quality of the sound is perfect!


Guys, what a slab …




Sludgelord
TREEHORN are a Stoner/Post Hardcore/Blues Sludge Rock Band from Italy.


The guys play a blend of Stoner/Post-Hardcore Blues Sludge Rock music with subtle hints of Mastodon here and there. Which a lot of websites and blogspots are saying.


They released their new album "Hearth" in 2011 for free download from here: They did release an album in 2008 called Anime which I havent heard. But after hearing this amazing new album that is about to change.


What you get on "Hearth" is 8 storming tracks running in for a brilliant 40 minutes.


01. Stockholm
02. Taurus not bull
03. Wakin life
04. Senescence
05. Aluminium
06. Freeway to the sun
07. Apostolic
08. Black mirror

These guys are super talented. They are getting some major praise on the web. And this album shows why.


I have been playing this album non-stop since I downloaded in on Friday. This is another album where the production is top notch and there is not one weak track on this album. The time just flies by.


Listen to Senescence to see how these guys can rock with the best bands in the business. Its a 7.30 minute stormer of a track. You want an album with Blues, Stoner, Sludge, Doom massive Riffs. Then look no further than this amazing album.


Other outstanding tracks include Stockholm, Taurus Not Bull and Freeway To The Sun.


Loud, epic, sludge rock greatness. I cant praise this album highly enough. Its that great.


A contender for one of my top 10 albums of the year.


Get downloading now.


AMINE (2008)
Canalese Noise Records










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